I Sensori Interrati che si nascondono per proteggere aree Aperte

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sensori_interratiI sensori interrati per antifurti sono molto importanti perché garantiscono un elevato grado di efficacia contro le eventuali intrusioni da parte di individui provenienti dall’esterno che calpestano l’area sotto protezione.

Vengono definiti in questo modo perchè si installano al di sotto del livello del terreno, adatti per proteggere luoghi dall’elevata importanza dal punto di vista culturale, come musei, monumenti di alto interesse storico ed edifici caratteristici, ma anche per le abitazioni private, uffici, capannoni e negozi.

Questi particolari sistemi sono totalmente invisibili dall’esterno e il loro percorso non può mai essere individuato da un occhio umano. Tutto ciò conferisce a questo metodo di protezione una determinata rilevanza anche per ciò che riguarda la stabilità e l’efficienza.

Come funzionano:
i sensori, quando attivati, creano un campo magnetico sensibile alle vibrazioni del calpestio. Ovviamente sono tarati per non inviare un allarme se un piccolo animale attraversa il campo, diversamente l’impulso è inviato alla centralina che fa suonare la sirena e partire la chiamata telefonica tramite combinatore.

I sensori interrati per antifurti possono essere inseriti in terreni di qualsiasi tipologia, dalla terra battuta all’asfalto, dal prato all’acciottolato passando per superfici fangose e porfide. Gli eventuali avvallamenti non mettono in difficoltà l’installazione di una protezione del genere, che riesce a garntire sempre e comunque una copertura uniforme e dall’alto grado di sicurezza per chi ne fa utilizzo.

Questi rilevatori sono molto utili perché consentono di inviare un allarme in caso di intrusione di essere umani, trascurando l’eventuale apparizione di piccole creature appartenenti al mondo animale, tra i quali gli uccelli, cani e gatti che, in altre occasioni, potrebbero far suonare l’antifurto per errore. I sensori sono stati progettati per essere altamente resistenti ad ogni variazione atmosferica e meteorologica, oltre a possedere un tasso molto ridotto di interferenze esterne al sistema e possono essere utilizzati anche insieme alle barriere perimetrali a raggi infrarossi.

I sistemi di protezione perimetrale interrata possono funzionare anche in collaborazione con il sistema GPS, che offre la possibilità di installare tubi nel terreno e attraverso un’attenta analisi dei vari segnali provenienti dall’ambiente circostante.

Tra le marche più note, quella della GPS Standard offre molteplici opportunità di protezioni perimetrali invisibili, che possono essere gestite grazie alla rete di centralizzazione del Multiplex 2000. Quest’ultimo è determinato da un’Unità di Controllo Perimetrale che si occupa delle periferiche dei vari sistemi remoti o locali e funziona con l’ausilio di una coppia di linee ad alta velocità.

Anche Lynx ha creato un sistema di sensori di questo tipo e funziona mediante il campo elettromagnetico, che intercetta tutte le intrusioni e scopre il punto esatto in cui un individuo si va a posizionare. Torosicurezza risponde con un sistema di GPS dalla totale invisibilità, che può essere installato in maniera flessibile e fonda le sue basi su un principio idraulico a differenza di pressione. In conclusione, esistono sensori interrati per antifurti che possono essere adatti a qualsiasi tipo di esigenza e per ogni categoria di cliente.

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Come funzionano i Sensori di Antifurto a Doppia Tecnologia

sensori_doppia_tecnologiaI falsi allarmi rappresentano il punto debole di un sistema di antifurto. Gli installatori lo sanno bene. Un allarme che “scatta” in maniera errata è inefficace e non fa il suo dovere. Il problema è rappresentato dalla sensibilità dei rilevatori che devono essere ben tarati secondo le peculiarità della zona da controllare. Il problema si può risolvere utilizzando i sensori di antifurto a doppia tecnologia.

Cosa sono, come funzionano? I sensori a doppia tecnologia utilizzano due “sistemi” per controllare la presenza di un essere umano nell’area sottoposta alla loro vigilanza. Sistema uno: microonde, sistema due: raggi infrarossi.

Abbiamo già affrontato il funzionamento dei sensori volumetrici da interno, semplici, economici ed efficaci allo stesso tempo. Si tratta di rilevatori Pir passivi che riescono a “comprendere” a distanza quella che è la variazione termica nell’area controllata. Quando passa un essere umano, che emette calore, viene inviato un allarme.

I falsi allarmi:
come detto questa problematica preoccupa molto gli installatori. Il sensore non deve inviare un segnale di allarme quando passa un gatto, un cane, quando un uccellino si posa davanti. Oppure se posati all’esterno quando il sole ci riflette contro, quando c’è vento o piove. Sono tutti motivi di disturbo che possono rendere inefficace il loro lavoro.

I Pir ad infrarossi sono sensibili alle variazioni di calore ai movimenti ripetuti, tutte fonti di disturbo. Quindi se avete un camino, se ci sono specchi che riflettono, orologi a pendola che si muovono, fate attenzione.

I sensori di antifurto a doppia tecnologia utilizzano anche dei segnali in alta frequenza, delle microonde, per dare una “conferma” a quello che ha visto la parte ad infrarossi.  Un gatto è passato davanti al sensore, gli infrarossi rilevano una variazione di calore sospetta ed inviano un allarme. Ora tocca alla parte a microonde che effettua un ulteriore controllo. Capisce che è un gatto, l’allarme non è inviato. Si tratta quindi di un ulteriore conferma oppure di una negazione. L’allarme scatta quindi solo quando le due condizioni si verificano.

Come funzionano i sensori microwave:
avete presente i radar degli aerei o militari? In piccolo i rilevatori funzionano alla stessa maniera. Delle onde ad alta frequenza vengono sparata nella zona. Questo “lancio” impiega una certa energia che viene memorizzata dal sensore. Nel lancio successivo, se dovesse essere presente un essere umano, l’energia che si impiega per “riempire” la zona è diversa. Questa diversità fa scattare un campanello d’allarme.

Meglio doppia tecnologia o Pir?
Non sempre si può dare la risposta giusta. Ci sono dei sensori pir molto buoni che fanno un lavoro egregio così come dei doppia tecnologia di scarso valore. E’ chiaro che un doppio controllo fa abbassare la soglia di sensibilità, per qualcuno non potrebbe andar bene.

Poniamo però il caso che un sensore debba lavorare in ambiente sottoposto a variazioni di calore, a disturbi termici. Oppure poniamo il caso che l’ambiente ha dei disturbi elettromagnetici che fanno a cazzotti con le microonde, ad esempio impulsi radio, ripetitori ecc. Un mix di infrarossi + microonde in questo caso sarebbe l’ideale.

Dal punto di vista dei prezzi, a parità di qualità i sensori a doppia tecnologia costano di più rispetto ai pir in doppia frequenza o ai rilevatori Mw.

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Category: componenti

Barriere esterne infrarossi e microonde per la casa, villa o negozio

allarme_perimetraleQuando si parla di barriere esterne si vuole indicare un antifurto che si usa per controllare e sorvegliare ampie zone all’esterno del perimetro di uno stabile, sia questo abitazione che villa, magazzino o altra struttura. Questo tipo di allarme viene inoltre usato per monitorare anche vari ambienti all’interno della casa stessa e proteggere la loro sicurezza. Esistono vari tipi di barriere a seconda della loro tipologia, hanno funzioni, proprietà e caratteristiche diverse.

I principali tipi di barriere perimetrali sono: Antifurti e Barriere a Microonde e infrarossi. 
Quello a microonde viene usato principalmente dove occorre un controllo adeguato e sicuro in zone di interesse, ma con una visibilità ridotta, oppure in luoghi molto nebbiosi o piovosi. In queste situazioni vengono installate delle particolari colonne che sono dotate di microonde in grado di trasmettere onde ad alta frequenza che saturano la zona. L’energia differente che viene impiagata per produrre tale energie riesce a far capire al sensore di che tipo di oggetto, animale o essere umano è entrato nell’area di sorveglianza.

Nelle barriere esterne con sensori ad infrarossi, che sono tra i più richiesti in commercio, si prevede l’installazione di vere e proprie “gabbie” ad infrarossi su tutto il perimetro della zona da controllare. Si presentano come bacchette e si installano a coppia, un trasmettitore ed un ricevente. In questo modo si è in grado di rilevare il passaggio di oggetti e persone quando la barriera viene “interrotta”, questo tipo di allarme non è indicato per le zone con scarsa visibilità.

Altro tipo di antifurto perimetrale è quello con i sensori interrati. Si tratta ancora di un allarme perimetrale con sensori che sono incassati nel suolo. Gli ambienti indicati in questo caso sono di solito fabbricati o ville, in cui è necessario per motivi estetici, ma anche per eventuali sabotaggi, non fare notare i sensori. Si tratta di un sistema che garantisce la massima precisione. Infatti è in grado di capire se sta passando una persona, un oggetto o un animale.

Ancora possiamo avere gli allarmi perimetrali a recinzioni. Per proteggere l’esterno delle abitazioni o degli uffici si può usare antifurti con sensori muniti di cavo con microfono, che di solito si posiziona sulle recinzioni. Chiunque venga a contatto con le recinzioni attiva un segnale sonoro che i cavi microfonici analizzano. In alternativa possono essere utilizzati i cavi a fibra ottica, la quale si attiva quando viene tentato di danneggiare la recinzione.

Le barriere esterne mettono in atto una protezione attiva della casa anche in presenza degli abitanti della casa stessa. Infatti è importante essere sicuri anche quando la casa è abitata, non è raro l’intervento di malintenzionati che portano danno ai proprietari stessi. Gli allarmi perimetrali danno la sicurezza e ci permettono di vivere e muoverci all’interno della nostra casa tranquillamente. Questo riguarda anche il riposo notturno.

I nuovi tipi di tecnologia attraverso cui si realizzano gli allarmi e gli antifurto nella casa ci permettono di scegliere particolari ambienti domestici piuttosto che altri; gli allarmi installati a protezione della nostra casa ci permettono di essere distinti in esterni ed interni. Possiamo quindi attivarli insieme o separatamente; se per fare un esempio in giardino c’è un animale domestico come il cane, possiamo disattivare l’allarme della casa per il giardino ed attivare la protezione dove abbiamo bisogno.

La tecnologia è alla continua ricerca di rendere migliore la vita e ci sta riuscendo abbastanza bene per quanto riguarda la sicurezza: ogni persona può scegliere l’allarme adatto alle sue esigenze.

Category: installazioni

Prezzi antifurto Tecnoalarm

Tecnoalarm è un’ azienda tutta del made in Italy con sede a San Mauro Torinese, in provincia di Torino. Nel campo della sicurezza è molto rinomata ed ultimamente ha conosciuto notorietà per via degli spot televisivi realizzati con il simpatico Massimo Boldi. La garanzia dei prodotti dell’azienda torinese è data dal fatto che opera nel settore degli antifurti e componentistica di allarme da più di trent’anni. I prodotti offerti hanno un prezzo medio-alto ma la loro qualità è ottima. In questo articolo passeremo in rassegna i costi dei principali kit di antifurto per la casa.

Incominciamo dagli impianti con centralina TP4-20: il prezzo di listino Basic TP4-20/V è di 1.512,40 Euro. Invece, il prezzo di listino dell’impianto TP4-20 GSM/ V è più alto: 2.419,83 Euro. Le caratteristiche della centrale dei sistemi TP4-20 sono le seguenti: è in grado di gestire fino ad un massimo di 20 ingressi, possiede una sezione telefonica GSM o PSTN che consente di monitorare la totalità degli eventi e permette una verifica immediata degli allarmi sfruttando la tecnologia RDV. La connessione Internet via protocollo TCP/IP è opzionale.

 

tecno alarm antifurti costi

 

Passiamo ora agli impianti con TP8-28: tutte le centrali dei sistemi TP8-28 presentano la tecnologia RSC che consente il controllo remoto di tutti i componenti dell’impianto: grazie a questa tecnologia, l’installatore può raggiungere via modem non solo le centrali ma anche i sensori (sia per l’interno che per l’esterno), le console di comando e le sirene. Il prezzo di listino dell’impianto Basic TP8-28/V, dotato di comunicatore telefonico integrato PSTN, è 1.814,88 Euro. Invece, con l’impianto TP8-28 GSM/V si sale di prezzo: infatti, il prezzo di listino è di 2.117,36 Euro. Questo impianto ha integrato un comunicatore telefonico GSM-GPRS.

I sistemi TP8-28 hanno una centrale di allarme che consta di 8 zone espandibili fino ad un massino di 28. I sistemi con centrale TP8-28 esistono anche con impianti non filari ma con impianti wireless. Il prezzo di listino dell’impianto wireless con TP8-28 GSM/V è abbastanza elevato, ovvero 3.226,45 Euro. Questo tipo di impianto è ideale per chi ha una casa antica o non vuole fare opere di muratura. Gli impianti in wireless hanno la stessa affidabilità degli impianti filari.

L’impianti con TP8-96 Video hanno una centrale composta di 8 zone espandibili fino a 96. Il sistema, inoltre, riconosce ben 202 codici numerici ed è stato programmato per riconoscere 100 radiocomandi e ben 100 impronte digitali. Il sistema Videoalarm con centrale TP8-96, nella sua versione base, ha un costo di 2.823,14 Euro.

Le console Tecnoalarm sono necessarie per la corretta funzionalità delle centrali: tutte hanno lo schermo LCD, la tastiera in gomma. La console LCD 300/S, nata dalla collaborazione con Pininfarina per quanto riguarda il design, ha un prezzo di 175,00 Euro. Questa console integra un sintetizzatore vocale in più lingue. Il prezzo della console di comando TSP 7000, nella sua versione base, è di circa 750,00 Euro. Questa console è semplice da usare perché presenta menù grafici facili da intuire; inoltre, ha un schermo touch-screen da 7 pollici, un sensore di temperatura, un pulsantino di stand-by e altre caratteristiche.

Si sale di prezzo, ma si tratta di impianti professionali, con TP16-512, il top della gamma Tecnoalarm. In questo caso possiamo gestire fino a 512 zone di cui 128 posso essere connesse in modo wireless con doppia frequenza 422-868 Mhz). La console TSP 7000 permette la gestione a comando con carta RFID e lettore biometrico di impronte digitali per una sicurezza massima.

Sito web.

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Category: componenti

Tastiere, Telecomandi e Chiavi Elettroniche per il controllo dell’ Antifurto

Per gestire e controllare un impianto di antifurto si utilizzano principalmente tre dispositivi: tastiere, telecomandi e chiavi elettroniche. Ognuno di loro ha le sue peculiarità, caratteristiche, vantaggi e svantaggi. Capiamo subito che, quando controlliamo l’allarme con un segnale che viaggia per aria, ad esempio tramite telecomando, siamo più facilmente esposti a manomissioni o tentativi di Hijack, sabotaggio. Diamo ora un’occhiata ad ognuno di questi singoli componenti.

Le tastiere

tastiera allarmeè il modo più efficace ed anche quello più utilizzato per gestire un impianto di antifurto. Solitamente sono integrate nella centralina e possiedono un display Lcd che ne facilita l’utilizzo. L’attivazione e disattivazione avviene tramite la digitazione di un codice numerico. Attraverso la tastiera possiamo gestire tutti i singoli componenti dell’ allarme, disattivare o parzializzare le zone controllate.
Trovandosi all’ interno dell’ abitazione le tastiere offrono un alto grado di protezione, la loro manomissione è molto difficile perchè il ladro dovrebbe penetrare all’ interno dell’ appartamento, ma in quel caso scatterebbe l’allarme che gli offrirebbe poco tempo per la “manipolazione“.
Molte tastiere di centraline offrono la possibilità di gestire più codici diversi, ad ognuno di esso corrisponde l’attivazione o disattivazione magari di una parte della casa. Molto utile ad esempio per il personale di servizio.

I telecomandi

telecomando antifurtocome abbiamo visto questi dispositivi permettono di controllare, attivare o disattivare l’antifurto a distanza. Il segnale viaggia nell’ aria. Sebbene ci siano tecniche di criptaggio del segnale che garantiscono una buona protezione, si tratta pur sempre di impulsi che viaggiano nell’ aria seppur in doppia frequenza, 433 e 866 Mhz, non saremo quindi mai mai al sicuro al 100%. Il telecomando quindi potrebbe essere duplicato se qualcuno “rubasse” la chiave di frequenza. Potremmo quindi pensare di utilizzarlo solo per l’attivazione-disattivazione di aree non delicate, quando c’è la comodità di schiacciare un solo pulsante.

Le chiavi elettroniche

chiave allarmeavete presente le tessere che utilizzate per aprire le porte della vostra camera in albergo? Le chiavi elettroniche in un impianto di allarme funzionano più o meno allo stesso modo, anche se in quel caso si utilizzano lettori di prossimità. Negli anni il settore si è evoluto. Ci sono vecchi modelli con chip all’interno della chiave che non possono più essere duplicati se non dal produttore. Oggi le chiavi elettroniche MPKEY possono essere facilmente programmabili ed hanno codici scelti tra miliardi di combinazioni che garantiscono un altissimo profilo di sicurezza.

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Centralina Antifurto Casa i Prezzi e le Marche Migliori

centralina allarmeLa centralina di un impianto di antifurto rappresenta il cervello dell’ intero sistema. Gestisce i segnali provenienti dai vari componenti come sensori, contatti magnetici, telecamere, rilevatori esterni e poi fa scattare l’allarme, sia sonoro che visivo. Si presenta come una scatolina di spessore ridotto installata solitamente a parete, spesso in prossimità della porta principale di casa. La tastiera con il display lcd permette al proprietario di casa di attivare/disattivare l’allarme sia in maniera totale che parziale. Ha una batteria tampone che la rende autonoma energeticamente, immune da qualsiasi blackout o tentativo di manomissione.

Come avete capito è un componente importante del nostro impianto, se i sensori sono il braccio, la centralina è sicuramente la mente. I prezzi non sono altissimi, può essere acquistata singolarmente o in kit. Il costo varia da marca e modello e dipende dalle prestazioni che garantisce. Si parte da 200 euro e si arriva a circa 1000 euro per una centralina di fascia alta.

Cos’è che fa la differenza fra un modello e l’altro? Vale la pena spendere tanti soldi in più per un solo componente? Cerchiamo di capirne di più.

Un primo “optional” che potrebbe essere interessante avere è quello del combinatore telefonico. Questo dispositivo spesso presente già all’interno della centrale, può essere comunque aggiunto successivamente, permette di comunicare con il mondo esterno quando si attiva l’allarme. In maniera specifica permette di chiamare una serie di numeri predefiniti, compresi quelli delle forze dell’ Ordine, a cui viene inviato un messaggio da noi precedentemente registrato. Viene utilizzata la normale linea telefonica e/o la linea Gsm, in quest’ultimo caso dovremo procurarci un sim da installare all’ interno del combinatore.

Doppia frequenza:

le centraline possono comunicare con i vari componenti attraverso il cavo oppure in maniera wireless. In quest’ultimo caso lo fanno utilizzando per maggiore sicurezza (per evitare il cosiddetto jamming, intrusione esterna), due frequenze separate, ecco perchè si parla di doppia frequenza, solitamente 433 Mhz e 866 Mhz.

Le zone da controllare:

nelle specifiche di ogni centralina di antifurto ci sono le zone che può “gestire”. Si tratta ad esempio di una singola stanza, di una specifica area ecc, che ovviamente possono essere “parzializzate”, escluse, dall’ antifurto quando noi siamo in casa. Pensiamo alla camera da letto dove dormiamo, di notte la dobbiamo “escludere” altrimenti l’allarme scatterebbe, dobbiamo invece attivare il soggiorno, la cucina, il balcone ecc. Ognuna di queste aree è una zona dove sarà presente il sensore, ogni centralina ha un numero massimo di “zone” che può gestire. Possono essere anche comprati dei moduli aggiuntivi da agganciare alla centrale che gestiscono un numero maggiore di aree.

La programmazione:

si va verso il pieno controllo remoto dei dispositivi. Le centraline più evolute permettono anche di gestire la domotica della casa che avviene attraverso la programmazione del termostato, la chiusura delle tapparelle ecc. Anche in questo caso si può controllare il proprio antifurto, disattivarlo, attivarlo, attraverso delle applicazioni smartphone. In questo caso, anche se il livello di sicurezza è alto, c’è un rischio in più di intrusione che può avvenire attraverso Internet.

Le marche delle centraline:

ogni brand ha in catalogo la propria centrale a cui possono essere collegati i componenti della stessa serie. Bentel è di fascia alta a seguire possiamo mettere Tecnoalarm, Lince, Risco, Diagral, Progesty. Quelle che abbiamo nominato sono le marche migliori presenti sul mercato italiano, qualcuno si affida a prodotti cinesi. Non abbiamo nulla contro la produzione made in China, anche perchè i brand più famosi esternalizzano, la differenza è la garanzia sul funzionamento che in quest’ultimo casa non è data da un marchio affidabile e di comprovata sicurezza.

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Contatti Magnetici per Porte e Finestre

contatto antifurtoI contatti magnetici installati in prossimità delle entrate di abitazioni, quindi porte e finestre, rappresentano il metodo più diffuso ed economico utilizzato nell’installazione degli antifurti domestici per garantire la sicurezza della casa.

Il tutto funziona con l’ applicazione di piccoli dispositivi che contengono i contatti stessi. Si presentano come un involucro di plastica o di metallo  che può avere forma cilindrica o rettangolare e sono detti “contatti a tendina“. Nel caso delle porte, uno è installato sul battente e uno è installato sulla porta stessa. In tal mondo quando le due parti vengono separate nel caso di un effrazione scatta l’ allarme, che invia subito il segnale alla centrale di sorveglianza. I contatti sono di tipo magnetico e in caso di manomissione, danneggiamento o di batteria scarica viene inviato un segnale alla centrale grazie alla quale il sistema è sempre efficiente e sotto controllo.

Nel caso invece si tratti delle finestre è sempre utile applicare 2 coppie di contatti, una coppia come nel caso delle porta, tra battente e porta stessa, e l’ altra direttamente sulle ante o scuri, oppure sulla tapparella. Possono anche essere infilati nel cilindro di chiusura. Quando vengono “allontanati” tra di loro inviano un segnale di allarme, wireless o con filo, alla centralina.

Esistono in commercio vari tipi di contatti, principalmente sono disponibili quelli “a vista” e quelli invece inseriti nella struttura stessa, quindi non visibili. La scelta su quali siano i più adatti alle vostre esigenze dipenderà dal tipo di apertura su cui verranno installati e dalla struttura stessa della casa. In generale sono componenti dal costo non eccessivo, (dai 10 ai 50 euro) e l’ unica difficoltà potrebbe essere nel posizionamento per permettere il passaggio di cavi.

Il montaggio dei contatti deve essere effettuato sullo stipite della porta nella parte interna. Si può optare per il fissaggio attraverso dei fori praticati nella porta con un trapano, mentre se non si desidera danneggiare infissi e in generale i serramenti, i contatti si possono attaccare con dei potenti biadesivi, che per altro rappresentano la soluzione più veloce ed economica.

contatto magnetico incasso

Tutti i contatti di cui abbiamo parlato sono basati sulla “tecnologia reed“che consiste nella presenza di un magnete e di due lamine sottili che si sfiorano e che si trovano all’interno di un’ ampolla di vetro sotto vuoto. Il contatto è fissato appunto sui punti strategici delle entrare di casa e si attiva nel momento in cui vengono aperte porte o finestre mentre cessa quando sono chiuse. Con questa tecnologia si possono anche calibrare le distanze di rilevamento (raggio d’ azione) entro cui il magnete rileverà la presenza di estranei.

Il fatto che non siano legati ad apparati meccanici garantisce un’alta affidabilità di tutto il sistema. Sono stati messi in commercio anche dei modelli con uno speciale apparato anti – sabotaggio.  Molti contatti magnetici sono anche “antiscasso” ovvero reagiscono ad eventuali percussioni che si perpetuano ai danni di porte e finestre.

Guida Alla Videosorveglianza, tutto quello che c’è da Sapere

videosorveglianzaNegli impianti di allarme la videosorveglianza ha assunto sempre più un ruolo fondamentale nella prevenzione di atti illeciti. Viene utilizzata sia nelle grandi aziende, centri commerciali, negozi che nelle abitazioni dei singoli privati. La possibilità di controllare in video quello che avviene in un determinato luogo dovrebbe mettere al riparo da rischi derivanti da furti o vandalismi, oppure si opera un atto di prevenzione per proteggere da eventuali intrusioni.

La tecnologia si è evoluta tantissimo e ora tramite le telecamere di sorveglianza ed il protocollo Ip possiamo avere il completo controllo dei nostri spazi anche a distanza tramite connessione Internet. Anche se la maggior parte delle installazioni è ancora basata su sistemi analogici, chi intende optare oggi per questi dispositivi di sicurezza si orienterà quasi certamente sui modelli digitali.

I modelli analogici, infatti, anche se più economici di quelli digitali, offrono una risoluzione limitata e richiedono infrastrutture costose. Quelli su Ip, invece, spesso utilizzano l’infrastruttura di rete già esistente; inoltre il video è in formato digitale, e ciò ne rende più semplice la gestione, la registrazione ed il controllo. Nei modelli analogici, invece, il video (che una volta veniva memorizzato in formato analogico su nastri magnetici) dev’essere convertito in digitale da costosi apparecchi predisposti per questo compito, che poi provvedono alla registrazione su hard disk.

Inoltre, grazie alla tecnologia Power over Ethernet (PoE) le telecamere digitali possono essere alimentate tramite lo stesso cavo che trasporta il video, mentre quelle analogiche richiedono necessariamente un alimentatore dedicato.

dvr recorder bosch

dvr recorder bosch

Come sono composti i sistemi di video sorveglianza:
il cuore di tutto è il DVR o NVR, ovvero il videoregistratore digitale a cui sono connesse tutte le telecamere. All’ interno di questa “scatoletta” c’è un hard disk in cui vengono memorizzati i video compressi (codec h264, mjpeg ecc). I modelli più sofisticati registrano in broadcast ad alte risoluzioni, in full hd a 1080p, con 25-30 fotogrammi al secondo. Possono gestire anche fino a 16 telecamere e più. Il tutto è controllato da un software di gestione che è un vero e proprio centro di controllo.

Ci sono poi le telecamere, ogni dispositivo nell’ambito di un sistema di questo genere e un dispositivo di rete, e come tale viene gestito. Ogni telecamera ha quindi un proprio indirizzo IP per connettersi facilmente ai server di registrazione ed eventualmente può essere raggiunto da remoto tramite pc, smartphone o tablet, anche a grande distanza, grazie all’interazione con internet.

Un vantaggio dell’uso del protocollo Ip inoltre è che, essendo la rete di telecamere facilmente collegabile a internet, è anche possibile prevedere un sistema di alert tramite posta elettronica o sms. Le camere possono scattare foto ed inviare solo quando il sensore di movimento individua un’azione sospetta all’interno dell’ area controllata.

software di controllo telecamere

software di controllo telecamere

La struttura di un sistema di videosorveglianza prevede generalmente un sistema centralizzato che riceve i flussi video dalle telecamere e li gestisce, registrandoli ed eventualmente analizzandoli in tempo reale. Ci sono due soluzioni disponibili: o ci si affida a un cosiddetto Digital Video Recorder (DVR), oppure a un software di videosorveglianza installato su un computer server.

Come funzionalità offerte spesso le due soluzioni si equivalgono, ma quella software è più indicata per sistemi complessi, grazie a potenze di calcolo superiori e alla possibilità di essere aggiornati facilmente.

Solitamente è possibile decidere se registrare i flussi video in modo continuato, oppure di ridurre la registrazione solo in determinati eventi. L’evento tipico che fa scattare la registrazione video è il Motion Detection, ovvero la rilevazione di movimenti all’interno della scena inquadrata. Se l’immagine non cambia, il sistema resta fermo, ma nel momento in cui si rileva qualche modifica, provocata solitamente dal passaggio di una persona o di un’autovettura, il video viene memorizzato per un lasso di tempo predefinito. Questa tecnica permette non solo di ridurre drasticamente il volume di dati da memorizzare, ma anche di semplificare il controllo quando si rende necessario verificare gli eventi accaduti in una delle zone sorvegliate. Ovviamente tutto ciò non è possibile se sì sorveglia una zona particolarmente trafficata, ma è l’ideale, per esempio, per tenere sotto controllo degli uffici durante i periodi di chiusura.

Per installazioni non molto complesse, con un numero di telecamere relativamente limitato, oggi è possibile ricorrere anche ai comuni dispositivi di memorizzazione condivisa in rete, i Nas. Con poche centinaia di euro è infatti possibile acquistare dispositivi che. oltre ad offrire i normali servizi di un Nas, dispongono di applicazioni dedicate a questo tipo di attività, che prevedono non solo la registrazione ma anche l’analisi del flusso video per rilevare il movimento all’interno della scena.

Un’alternativa a queste soluzioni sono proprio le telecamere Ip, che riescono a fare tutto ciò autonomamente. Ogni telecamera ha un proprio processore e un software integrato che si occupa di tutto, non solo dell’elaborazione del video come fanno i processori dedicati delle telecamere portatili, ma possono anche applicare il motion detection, dialogare con la rete e registrare in una propria memoria i file video.

Che risoluzione?
è molto importante questo parametro perchè in base alla risoluzione che abbiamo scelto dobbiamo comprare le telecamere adatte e calcolare lo spazio che ci serve per immagazzinare i video.
La risoluzione serve a stabilire che livello di dettaglio aspettarsi. Per esempio, per riconoscere un volto a breve distanza potrebbe bastare una definizione standard, mentre in un distributore di carburante ne servirebbe una sufficiente almeno a leggere i numeri delle targhe delle vetture.

Poi c’è l’obiettivo, che dev’essere scelto in base all’inquadratura e alla distanza fra la telecamera e il punto da riprendere, per esempio un grandangolo o un teleobiettivo. Per esigenze particolari si può inoltre ricorrere a obiettivi a lunghezza focale variabile, dei veri e proprio zoom che però in seguito devono essere gestiti da un operatore, così come un operatore è quasi sempre necessario nel caso dei cosiddetti modelli Ptz (Pan-Tilt-Zoom), che dispongono di un sistema motorizzato in grado di spostare il punto di ripresa e di effettuare ingrandimenti di dettagli della scena.

Esistono infine anche modelli più evoluti, i quali dispongono in aggiunta di ottiche intercambiabili proprio come le fotocamere reflex, con tanto di standard per il sistema di aggancio al corpo della telecamera.

Altra considerazione da fare prima di scegliere le telecamere: riprendo di giorno o di notte, devo sorvegliare fuori o all’ interno?

Spesso i sistemi di sorveglianza devono essere installati in zone scarsamente illuminate o in luoghi all’aperto, magari esposti alle intemperie. Nel primo caso, per ottenere immagini nitide, è necessario rivolgersi verso modelli sensibili ai raggi infrarossi, invisibili per l’occhio umano ma non per i sensori digitali. La luce infrarossa, però, può rovinare la qualità delle riprese diurne, per questo motivo le telecamere standard dispongono di un apposito filtro che impedisce che questi raggi raggiungano l’obiettivo.

Finestre aperte d’Estate ed Allarme Inserito quando si è in casa

barrieraesternaIn primavera ed estate si sta con le finestre aperte. Fa caldo, e a meno che non si utilizzi l’aria condizionata, è impossibile tenere tutto chiuso. Si ha però paura, specie se si abita in ville oppure in attici confinanti con lavatoi, dell’ entrata dei ladri. Come conciliare l’esigenza di avere un po’ di frescura in casa con la sicurezza di non doversi trovare di fronte un malintenzionato? Utilizzando gli allarmi perimetrali.

Come funzionano:
visivamente si presentano come due “stecche” lunghe almeno 20-30 cm. Poste in parallelo tra di loro creano una barriera invisibile a raggi infrarossi, al passaggio di un essere umano questo “fascio” si interrompe ed invia un impulso di allarme alla centralina. Lo abbiamo spiegato in parole povere, il funzionamento è pressappoco questo. Ci sono poi anche i rilevatori singoli o quelli a tenda che vengono installati singolarmente per coprire lo spazio di una finestra. Hanno uno uno spettro di copertura di 110-130 gradi.

Si può installare in maniera perimetrale, ovvero lungo il perimetro esterno delle possibili entrate, quindi sotto finestre, porte finestre, balconi, porte di garage, abbaini, muri esterni di ville e uffici.

rilevatorefinestraIl problema che si presenta più di frequente sono i “falsi allarmi“. Stare in casa, magari di notte, con l’allarme che suona è un’esperienza poco gradevole. Ci svegliamo in preda al panico, credendo di trovarci i ladri in casa, ma non è così. Per evitare che il passaggio di un uccellino, di un gatto oppure di foglie o altri oggetti che volano per il troppo vento bisogna installare dei sensori perimetrali di qualità che devono essere ben  tarati.

Ogni corpo umano emette del calore, i sensori riescono a “capire” quando si tratta di un animale o ancora di più facilmente se è un oggetto quello che ha interrotto il fascio.

Antimascheramento: i sensori perimetrali vengono solitamente “camuffati”, non dovrebbero essere visibili agli occhi dei ladri, in caso fossero individuati, se qualcuno volesse manometterli, troverà comunque vita difficile. I modelli più sofisticati sono dotati infatti di “antimascheramento“. Se si oscura la finestra da dove parte il raggio, il sensore invia un segnale di allarme, oppure hanno anche l’ “antistrappo” in caso di manomissione.

Quando piove, in caso di maltempo: ogni sensore da esterno ha tra le sue caratteristiche il grado di protezione espresso attraverso la sigla Ip seguita da un un doppio numero, ad esempio IP3. Più sono alti i numeri, maggiore è il grado di protezione. IP46 ad esempio è protetto da colpi e da ondate d’acqua.perimetrale

Prezzi: i  modelli singoli o a coppia più semplici costano 30 euro. Quelli sofisticati con doppio o triplo controllo, ad esempio raggi infrarossi Pir e microonde, con analizzatore di movimento e compensazione automatica di luce sono più costosi. Si alimentano con pile ad alta durata e sono connessi alla centralina attraverso segnale wireless.
Il prezzo è influenzato anche dalla “portata“, ovvero da quanto spazio coprono in lunghezza i sensori, ovvero 30,50 o centinaia di metri.

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Come Collegare il Combinatore Telefonico alle Forze dell’ Ordine

collegareantifurtocarabinieriAbbiamo visto in un recente articolo come spesso, per tenere lontani i ladri dalla propria casa, basti la presenza di un antifurto ben visibile. A volte però questo deterrente non è sufficiente e c’è bisogno dell’ intervento immediato delle forze dell’ ordine in caso di effrazione.

Come fa l’antifurto a comunicare a Polizia e Carabinieri che è in atto un furto? Lo abbiamo già visto, attraverso il combinatore telefonico, un apparecchio spesso incorporato nella centralina che “chiama”, via linea fissa o cellulare con sim gsm, Polizia o Carabinieri. Un sensore di porta, di finestra, oppure un sensore di movimento invia l’allarme alla centralina che tramite combinatore fa il resto.

Per connettere l’antifurto alle forze dell’ ordine però dovete fare una richiesta scritta, utilizzando degli appositi moduli online.

A questo indirizzo c’è quello per richiedere di connettere l’allarme ai Carabinieri. La compilazione è facile. Nome e Cognome con l’indirizzo dove è installato l’antifurto e il testo del messaggio che è preregistrato quando parte la chiamata. Bisogna riportare anche indirizzo e numero di telefono di chi custodisce le chiavi per aprire la casa per un’eventuale disattivazione.

A questo indirizzo c’è invece il modulo di richiesta per connettere l’allarme alla Polizia di Stato. Anche in questo caso Nome e Cognome del richiedente con l’indirizzo ove si trova la casa o l’attività commerciale in cui è installato l’allarme. C’è una scelta da effettuare, barrando la casella A o B. Solitamente si sceglie la prima opzione quando ci riferiamo ad un antifurto in cui non sono presenti più di 2 linee telefoniche e c’è da attaccare solo la spina telefonica. L’opzione B si riferisce a quegli antifurti più complessi, ad esempio a quelli di edifici e banche, in questo caso bisogna anche allegare delle copie di autorizzazione di conformità rilasciate dagli installatori.

In ogni caso non si può connettere l’antifurto a Polizia e Carabinieri, ma bisogna scegliere una delle due. Fatelo tenendo a mente la vicinanza della Caserma o del Commissariato.